Il Libro di oggi è: A.I.U.T.O. Scritto da: Giorgio Tronconi
TRAMA:
Alessandro, Igor, Ugo, Tommaso e Omar, cinque ragazzi della Milano dei nostri giorni, sono i protagonisti di un racconto che si snoda tra il periodo pre e post maturità. Le loro storie, intrecciate e narrate in parallelo, offrono uno sguardo intimo e sincero sulle esperienze di vita degli adolescenti, esplorando le ansie, le incertezze e le sfide del passaggio all'età adulta.
Presi tra gli inevitabili conflitti familiari e le passioni personali – musica tecnologia, sport, fotografia e filosofia, i ragazzi sentono il bisogno di una fuga e intraprendono un viaggio romantico e avventuroso verso Roma e la Sicilia.
Lo sfondo delle magiche
bellezze dell’Italia modella un percorso di crescita e scoperta del
mondo intorno e di loro stessi, attraverso il contatto sia con
l’ambivalenza della natura umana sia con una realtà di cui nemmeno
conoscevano l’esistenza e che li porterà a scoprire e confrontarsi
con i propri limiti.
A.I.U.T.O. è una celebrazione della gioventù
e della complessità delle relazioni umane, un viaggio emozionante
che esplora il passaggio dall'adolescenza all'età adulta tra sfide,
scoperte e il valore eterno dell’amicizia.
Da dove è scaturita l’idea per scrivere questo libro?
Inizierei cercando di spiegare da dove sia partita l’idea di scrivere un libro… A.I.U.T.O. è infatti il primo romanzo che scrivo. Nella mia vita ho sempre sofferto molto l’incapacità di saper scrivere una canzone. Sono sempre stato molto appassionato di musica e ho tentato tantissime volte di provare a scrivere qualcosa. Purtroppo, però, il risultato è sempre stato “assomiglia a questo, assomiglia a quest’altro…”, per cui, alla fine, ci ho rinunciato. L’anno scorso, in un caldo pomeriggio d’estate, avevo cercato un po’ di frescura in una libreria e ho iniziato a sfogliare a caso le quarte di copertina di diversi libri, come fanno tutti. Non conoscevo la stragrande maggioranza degli autori e, improvvisamente, senza un vero perché, mi sono detto: “Beh, ma se tutti questi sconosciuti ce l’hanno fatta, perché non posso provare anch’io? Non riuscirò mai a scrivere una canzone, ma forse potrei scrivere un romanzo”. Detto, fatto! Da quel momento, ho iniziato a rimuginare su quell’idea. Ho passato momenti up&down, nel senso che dopo poco mi sono detto che era una sciocchezza, salvo poi ricaricarmi e dire a me stesso che potevo riuscirci.
C’è stato un momento particolare o un evento che ha acceso la scintilla creativa?
Ho messo da parte l’idea per qualche giorno, fino a quando, durante il viaggio verso casa, a fine vacanza, l’idea è ritornata fuori e non se ne voleva più andare. Ho iniziato a pensare, visto che ero in macchina, ai viaggi fatti da ragazzo con gli amici, mi sono venuti in mente degli aneddoti simpatici e l’idea, pian piano ha preso forma. Credo che chiunque abbia fatto dei viaggi on the road da giovane, abbia dei ricordi vividi piacevoli e meno piacevoli, magari), di quei viaggi che, anche a distanza di decenni, riemergono come se fossero stati vissuti la settimana prima. Ho quindi pensato di creare una storia “vivida”, un po’ romanzata, naturalmente, che potesse in qualche modo evocare quei momenti.
Quanto della tua vita personale si riflette tra queste pagine?
È difficile dire una percentuale…. dieci per cento? Venti per cento? Venticinque per cento?... Direi che c’è sicuramente qualcosa qua e là nello svolgimento del romanzo, magari nel carattere di qualcuno dei personaggi che si rifà a persone che ho conosciuto o in qualche situazione vissuta dagli stessi. C’è qualcosa nei pensieri dei ragazzi, più che in fatti veri e propri. O magari ci sono dei fatti descritti nel romanzo che mi sono successi, ma in una forma o in una modalità diversa. Non volevo scrivere una biografia e in questo senso il libro è frutto dell’immaginazione.
Se dovessi riassumere in una frase il cuore del libro, quale sarebbe?
Penso questa: “La tensione dell’esame era svanita, ma con essa era venuto meno anche il ritmo frenetico che li teneva impegnati. Si trovavano in un limbo, sospesi tra il passato e un futuro che ancora non sapevano di dover affrontare”.
Credo che questa frase racchiuda proprio il cuore, l’essenza del libro e dell’idea che lo ha partorito. I protagonisti sono cinque ragazzi che vogliono organizzare un viaggio dopo la maturità. Io ho un ricordo molto particolare di quel periodo, qualche mese di break prima di iniziare l’università. Ci si sente liberi, finalmente non si deve pensare ai compiti delle vacanze o a studiare per l’esame di riparazione. Io ricordo un senso di libertà incredibile, ma anche mille pensieri su cosa sarebbe accaduto, su quello che mi aspettava. Quando ho fatto la maturità, ricordo che non c’era l’abitudine, come oggi, di fare un viaggio per celebrarla. La vacanza che avevo vissuto in quel periodo era simile ad altre passate, la novità era dentro di me. Oggi, invece, si parte. Il romanzo, quindi, visto che parla di ragazzi di oggi, non poteva che riflettere una situazione simile. In pratica, scrivendo questo libro, ho fatto anch’io, dopo tanti anni, il viaggio post maturità.
Avevi in mente un lettore specifico mentre lo scrivevi? Una persona tipo?
Mi sono fatto questa domanda praticamente in ogni pagina del libro. Ho lavorato nel marketing di diverse aziende per molti anni e il principio base dovrebbe essere sempre quello di pensare a un target potenziale e costruire un prodotto ad hoc per il target stesso. Invece, scrivendo questo libro, ho messo da parte il markettaro dentro di me e ho lasciato spazio solo all’immaginazione alla pura voglia di scrivere qualcosa di piacevole. Mi rendo conto che A.I.U.T.O. sia un libro ambivalente, in un certo senso, se volessi usare un termine tecnico direi “defocalizzato”. Idealmente, potrebbe piacere a dei ragazzi intorno ai diciassette/diciott'anni anni, l’età dei protagonisti. Sono descritte le storie personali di ognuno dei cinque ragazzi, i loro problemi, i loro interessi, i loro dubbi. In questo senso, credo che molti loro coetanei potrebbero trovarci tracce della loro vita e probabilmente identificarsi. Allo stesso tempo, però, chi ha letto il libro (adulti, amici miei) ne è rimasto molto colpito, perché leggendo le storie descritte nel romanzo, ha fatto un viaggio nel tempo, è tornato a quando aveva diciassette/diciott'anni e si è riconosciuto. Ho avuto un riscontro molto positivo da persone apparentemente fuori target (e non di poco). Quindi, al di là di ciò che posso pensare io, credo che sia un libro anomalo, e che possa dare delle soddisfazioni a persone di età completamente diverse.
Quanto tempo ti ha richiesto completare la scrittura?
In realtà, non
molto. Ovviamente, avendo un lavoro, non ho potuto dedicarmi tutto
il giorno e tutti i giorni alla stesura. Ci ho lavorato la sera, nei
weekend e nelle festività. Ho iniziato a scriverlo verso fine agosto
e l’ho completato durante le vacanze di Natale. Pensavo francamente
che ci avrei messo molto più tempo a realizzarlo, ma ho scoperto di
essere abbastanza veloce nel trascrivere le idee nel momento in cui
so che cosa scrivere.
Preferisci lasciarti guidare dall’ispirazione o lavori seguendo una scaletta precisa?
Entrambe le cose. Una segue l’altra. Io penso che molti ritengano che scrivere un libro sia solo dare spazio alla fantasia. Onestamente, lo credevo anch’io. Mi sono però ricreduto mentre scrivevo il romanzo. Sono giunto alla conclusione che, almeno per me, un libro possa essere “progettato”.
Non esagero se dico
che possono essere usate delle tecniche di project management nella
realizzazione di un libro, che possono trasformare il processo
creativo in un flusso ordinato e monitorabile, senza soffocare
ovviamente l’ispirazione.
Prendiamo la fase di Inizio; come in
un progetto aziendale, si parte dalla definizione chiara del concept
del libro: genere, tono narrativo. Poi si passa alla fase della
Pianificazione e si costruisce una struttura di
scomposizione del lavoro che scompone un progetto complesso in
parti più piccole e gestibili. Ad esempio:
Trama principale → suddivisa in atti e capitoli.
Sviluppo personaggi → protagonisti, antagonisti, comparse.
Intreccio → nodi narrativi, colpi di scena
Non voglio dare l’idea che per scrivere un libro si debba usare un file excel… però pianificare la sequenza degli avvenimenti, descrivere e tenere traccia del carattere dei personaggi o prevedere certe situazioni narrative, può essere fatto realizzando uno schema di massima del romanzo, una sorta di mappa del libro. Ovviamente parte tutto dall’”idea”, ma aiutare la crescita di questa idea non basandosi solo sulla pura ispirazione, a mio avviso è molto importante,
Hai dei riti, abitudini o momenti particolari in cui la scrittura fluisce meglio?
Riti, no. Abitudini… non so.
Sicuramente ci sono dei momenti particolari in cui è più facile
scrivere, almeno per me. Diciamo che il silenzio, una postazione
personale in cui altre persone non mettano le mani, uno stato d’animo
tranquillo e l’assenza di elementi di disturbo (fisici o
psicologici), è essenziale per poter scrivere nel modo migliore.
Ovviamente, la condizione principale è aver voglia di scrivere in
quel determinato momento. Penso che una scrittura sciatta rifletta
con chiarezza la poca voglia dell’autore.
Cosa ti spinge a scrivere, oltre alla voglia di raccontare una storia?
Non vorrei sembrare strano o presuntuoso, ma non scrivo perché ho voglia di raccontare una storia. Scrivo perché ho voglia di farlo, è diverso. Scrivere, per me, è come dipingere o cucinare per qualcun altro. È qualcosa che faccio per me, un atto egoistico, lo ammetto. Mi serve per scaricare le tensioni, per sentirmi attento e creativo, per evitare di perdere tempo a scrollare per ore sul cellulare o annoiarmi.
Ognuno ha degli
hobby, c’è chi corre, chi va in bici, chi va in palestra, chi
legge, chi suona… io ho scoperto che mi piace scrivere. Sto
impostando un altro romanzo in questi giorni e mi piace molto questa
fase, mi fa sentire bene e in pace con me stesso. Se poi qualcuno
troverà piacevole leggere ciò che scrivo, tanto meglio… vorrà
dire che nel mio piccolo, avrò fatto qualcosa di buono per
qualcuno.
Qual è il miglior consiglio che ti senti di dare a chi sogna di scrivere un libro?
Questa è una domanda da un milione di dollari. Diciamo che, rispetto anche solo a dieci anni fa, c’è stata un’esplosione di scrittori fai-da-te. Il mercato è inflazionato, ci sono moltissime proposte editoriali in questo periodo e non parlo solo delle librerie o del catalogo degli editori più noti. Basta un banale pc, e chiunque può trasformarsi in uno scrittore. Ci sono delle possibilità di auto pubblicare i propri scritti con costi limitati e, potenzialmente, moltissima gente può improvvisarsi scrittore (io per primo!). Quindi il punto non è tanto quale consiglio dare a chi sogna di scrivere un libro (l’unico consiglio che mi sento di dare è quello di provarci senza farsi troppe menate e senza auto castrarsi, basta avere una storia carina da raccontare). Il problema è cosa fare del libro una volta scritto. Direi che il vero sogno non sia quindi scrivere un libro, sia vederlo sullo scaffale di una libreria. Ma le possibilità sono estremamente limitate, è proprio un banale discorso domanda-offerta, dove l’offerta oggi è smisurata e gli editori debbono gestire centinaia o migliaia di proposte alla ricerca del titolo che potrebbe diventare un best seller. Chiaramente non bisogna scoraggiarsi e credo valga la pena di provarci. Se poi nessuno pubblicherà il romanzo, si potrà comunque stamparne delle copie da tenere in casa o regalare agli amici. E già questa è una gran bella soddisfazione!
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