l Libro di oggi è: TUO PER SEMPRE  Scritto da: MIA BLU


Da dove è scaturita l’idea per scrivere questo libro?

L’idea mi è venuta osservando mio papà, allenatore di una squadra Juniores di calcio. Ho osservato le dinamiche tra i ragazzi, i commenti dei parenti e dei tifosi sugli spalti e ho notato che c’è ancora una forte chiusura rispetto alla presenza dei ragazzi queer. Per un ragazzo gay, in particolare, l’ambiente risulta troppo spesso ostile. Troppo spesso ancora parole come “frocio” o “finocchio” sono usate in modo dispregiativo, offensivo. Anche comportamenti come piangere o lasciarsi andare sono spesso visti come sinonimo di debolezza e femminilità (frasi come: “Guarda, piange come una femminuccia!” o: “Non siamo delle signorine qui!” ricorrono frequentemente e il tono spesso non è goliardico). Le parole spesso fanno male e spingono i ragazzi queer a scegliere di abbandonare lo sport e di fare altro. Le calciatrici sono spesso etichettate come lesbiche o si sentono commenti di tipo sessuale (in termini di “provarci con…”). A livello professionistico a mio avviso si fa ancora troppo poco per l’inclusione: l’unico calciatore gay dichiarato della serie A non ha giocato nemmeno un minuto nell’ultima stagione. E nelle curve troppo spesso ancora i gay sono visti in modo negativo. Volevo una storia che parlasse di amore tra due calciatori fortissimi, tanto forti da far innamorare i tifosi per il loro talento e non per quello che combinano sotto le lenzuola. Vorrei che ogni ragazzo queer potesse sentirsi sereno in uno spogliatoio, senza dover subire pressioni o prese in giro. I miei protagonisti sono professionali, non si perdono a guardare o a desiderare i compagni: sanno separare il lavoro da quelle che possono essere le pulsioni erotiche, un po’ come avviene in ambienti di lavoro tra uomini e donne, non ci si salta addosso per forza solo in quanto eterosessuali.


C’è stato un momento particolare o un evento che ha acceso la scintilla creativa?

Sono anche un’insegnante. Quando ho conosciuto un ragazzo che ha lasciato il calcio per questi motivi ho deciso di scrivere la storia. Lui ha preferito ritirarsi piuttosto che combattere, probabilmente non era un talento vero e proprio. Ma la sconfitta è stata pensare che fosse meglio togliersi piuttosto che restare, perché l’ambiente lo ha respinto.


Quanto della tua vita personale si riflette tra queste pagine?

Non gioco a calcio, ma lo seguo da sempre. Ero piccola che seguivo papà sui campi da calcio. I miei si sono conosciuti in tribuna a tifare per la stessa squadra. E questo ha giocato un ruolo fondamentale nella stesura della storia. Ma anche il mio amore per i ragazzi più fragili, ai quali vorrei dare più voce, perché penso che non si faccia abbastanza per loro. Sono un’attivista ma vorrei fare di più.



Se dovessi riassumere in una frase il cuore del libro, quale sarebbe?

La vittoria più bella non è solo quella che ti porta ad avere al collo una medaglia. Ma è la consapevolezza di aver lottato per cambiare le cose, per fare la tua parte nel riscrivere la storia, nel migliorare il mondo e per garantirti la vita che davvero vuoi: la libertà di essere te stesso, con a fianco chi ami davvero.


Avevi in mente un lettore specifico mentre lo scrivevi? Una persona tipo?

Immagino lettori giovani, con una mentalità aperta e la voglia di cambiare il mondo. Non solo giovani maschi queer, ovviamente, per cambiare le menti serve l’aiuto di tutto. Sarebbe fantastico se a leggerlo fossero persone eterosessuali che volessero capire cosa si prova ad essere queer e volessero cambiare il proprio atteggiamento: non giudicare, ma accogliere, comprendere.


Quanto tempo ti ha richiesto completare la scrittura?

Un anno e mezzo. Un anno per la scrittura vera e propria e sei mesi per l’editing.


Preferisci lasciarti guidare dall’ispirazione o lavori seguendo una scaletta precisa?

Di notte le storie prendono vita nella mia mente e poi di giorno le metto per iscritto. Mi sono fatta una bozza delle tappe che volevo i personaggi portassero a compimento, ma poi ho lavorato seguendo l’istinto. Sono i personaggi stessi ad aver guidato le mie mani, come se avessero una vita propria dentro di me. Federico e Nicolò per me sono persone vive, quasi come dei figli, dei figli di carta.


Hai dei riti, abitudini o momenti particolari in cui la scrittura fluisce meglio?

Ascolto la mia musica preferita in background e lavoro, lasciando la mente il più libera possibile. Amo le voci maschili calde e dolci. Il mio cantante preferito è Henry Moody ed è lui la mia colonna sonora. Ma anche Cesare Cremonini, se devo citare un italiano.

Cosa ti spinge a scrivere, oltre alla voglia di raccontare una storia?

Vorrei che i miei scritti fossero di aiuto alla comunità LGBTQ+. Vorrei davvero raggiungere i cuori e le coscienze delle persone, sensibilizzando chi è ancora convinto che ci sia qualcosa di sbagliato nell’amare qualcuno solo perché non è del sesso opposto. Vorrei fare di più per i ragazzi che si sentono soli e sbagliati.


Qual è il miglior consiglio che ti senti di dare a chi sogna di scrivere un libro?

Segui i tuoi sogni, ascoltati e metti per iscritto quello in cui credi, quello che ti ha toccato, quello che hai vissuto. Non aver paura di mettere su carta i tuoi sogni e i desideri più profondi, ascolta il tuo vero io. Penso che la scrittura sia catartica, che aiuti a stare meglio. A me, per esempio, ha aiutato in un momento difficile della mia vita.

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