Il Libro di oggi è: L’idea del male Scritto da: Donatello De Cristofaro
Da dove è scaturita l’idea per scrivere questo libro?
Tutto ha avuto inizio da una profonda riflessione sulla banalità delle paure condivise, e dal desiderio di esplorare le ombre che si annidano nelle crepe della quotidianità. L'idea che il male possa essere non solo un'azione, ma una presenza che si nutre delle fragilità umane, ha iniziato a prendere forma quando mi sono chiesto come facciano certe angosce a fare tanta presa su ciò che crediamo di conoscere meglio: noi stessi e la realtà che ci circonda.
La storia si muove tra horror, thriller e soprannaturale. Perché hai deciso di esplorare questi generi?
Volevo che il lettore riuscisse ad identificarsi nell’angoscia del protagonista, perciò ho ambientato la vicenda in tempi moderni e luoghi riconoscibili, come da tradizione per il thriller psicologico. L’elemento soprannaturale è sorto quasi da solo, poiché era necessario introdurre un’entità che trascendesse i confini della conoscenza, ispirata dall’orrore cosmico lovecraftiano.
Quanto della tua vita personale si riflette tra queste pagine?
Ciascun autore può scrivere al massimo quello che conosce. In maniera più o meno conscia, le riflessioni contenute nel libro sono uno specchio del mio modo di vedere le cose.
Quali sono le tue principali fonti d’ispirazione?
Tutto, dal cinema alle arti visive, dalla musica ai viaggi. Nello specifico, l’opera è influenzata da H.P. Lovecraft, American Horror Story, Kentaro Miura, Zdzisław Beksiński, i film della Blumhouse e una buona dose di folklore e leggende urbane.
Avevi in mente un lettore specifico mentre lo scrivevi? Una persona tipo?
Indicare il target di riferimento è un
incubo per lo scrittore, tuttavia la paura è un sentimento
condiviso, forse il più antico di tutti. Ho pensato all’individuo
comune e ai demoni che si porta sulle spalle.
Quanto tempo hai dedicato alla ricerca per scrivere il libro?
Probabilmente la stessa quantità di tempo che ho dedicato alla scrittura. Rendere plausibile un racconto urbano può rivelarsi molto più faticoso della sospensione di incredulità su cui si basa il fantastico. Ogni elemento deve risultare concreto e verificabile, dalla descrizione della scena del crimine alle teorie su un’antica razza.
Preferisci lasciarti guidare dall’ispirazione o lavori seguendo una scaletta precisa?
Non mi piace soffocare la vena creativa con un’eccessiva pianificazione, poiché i personaggi si evolvono da soli ed è impossibile che tutto vada per il verso giusto. Tuttavia, se non ho ben chiari i punti focali del manoscritto (inizio, fine, messaggio, contenuto, genere), evito di mettere la penna sul foglio.
Qual è il tema ricorrente nelle tue opere?
Le mie storie sono fatte di grigio, antieroi e ambiguità morali. La maggior parte delle crisi deriva dalla necessità di imprigionare il mondo in un regime di regole che riusciamo a catalogare. Tutto deve essere bianco o nero, giusto o sbagliato, ma la vita non può rispondere a degli schemi. L’esperienza umana è fatta di sfumature.
Cosa ti spinge a scrivere, oltre alla voglia di raccontare una storia?
Il bisogno profondo di esplorare e comprendere gli aspetti più remoti della psiche umana, a partire dai miei. Inventare una storia significa plasmare l’invisibile e, così facendo, fornire agli altri una nuova lente per guardare il mondo, mentre pulisci la tua.
Qual è il miglior consiglio che ti senti di dare a chi sogna di scrivere un libro?
Essere avidi lettori, piuttosto che scrittori amatoriali. Sempre più persone trattano la letteratura come uno sfogo dell’ego, ma questo equivale a voler fare il sommelier senza aver mai assaggiato il vino. Come si può vendere un prodotto se si è i primi a disprezzarlo?
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