Il Libro di oggi è: FRANCESCA Scritto da: Gaetano La Rocca
Da dove è scaturita l’idea per scrivere questo libro?
Ho
sempre avuto voglia di scrivere, ma l’ho rimandata per anni. Poi,
un giorno, ho deciso di provarci davvero.
E sorprendentemente la
storia è venuta fuori in modo molto spontaneo, come se fosse sempre
stata dentro di me, solo che aspettava il momento giusto per
emergere.
Scrivere è stato per me un modo per mettere in parole emozioni e pensieri che spesso si tengono nascosti, per esplorare quelle tensioni e fragilità che tutti abbiamo, ma di cui raramente parliamo. Volevo raccontare qualcosa che parlasse delle difficoltà nelle relazioni, della fiducia e della paura che, a volte, si nasconde dietro chi diciamo di amare.
Ma
al contempo, volevo anche inserire un elemento di mistero, perché
credo che nella vita, così come nelle relazioni, ci siano sempre
segreti e verità nascoste da scoprire.
Il libro è un viaggio in
cui il lettore è chiamato a svelare poco a poco ciò che si cela
sotto la superficie, tra sospetti, silenzi e sorprese.
In fondo, questo libro nasce dal bisogno di fare i conti con quei sentimenti complicati che viviamo tutti, ma che è difficile mettere a fuoco nella vita di tutti i giorni.
C’è stato un momento particolare o un evento che ha acceso la scintilla creativa?
Non è stato un singolo evento, ma più di una serie di piccole cose che, messe insieme, hanno acceso la voglia di scrivere. Spesso le idee nascono da pensieri che ti restano in testa e da emozioni che cerchi di capire.
Ricordo però un momento preciso: stavo riflettendo su quanto siano fragili le relazioni e su quanto spesso nascondiamo paure e verità dietro una facciata di normalità. Quella sensazione mi ha colpito forte, e ho capito che dovevo mettere su carta tutto questo, raccontare quella tensione nascosta.
Da lì è partita la scrittura, che è diventata quasi un bisogno, un modo per scavare dentro e dare voce a tutto quello che di solito non si dice.
Quanto della tua vita personale si riflette tra queste pagine?
Credo che ogni storia, anche quando è frutto di fantasia, porti dentro qualcosa di personale. Nel mio caso, molte delle emozioni e delle sensazioni descritte nel libro nascono da riflessioni, esperienze e osservazioni della mia vita e di quella delle persone intorno a me.
Non si tratta di raccontare eventi specifici o dettagli precisi, ma piuttosto di catturare quelle fragilità, quei dubbi e quelle paure che tutti, in un modo o nell’altro, viviamo. Credo che sia proprio questo a rendere una storia vera e coinvolgente: la capacità di far emergere emozioni autentiche, anche se mascherate da personaggi e situazioni diverse.
Quindi, in un certo senso, sì, c’è molto di me tra queste pagine, ma anche tanto spazio per chi legge di ritrovarsi e riflettere sulla propria esperienza.
Se dovessi riassumere in una frase il cuore del libro, quale sarebbe?
È
il racconto di come l’inganno e il dubbio possano infiltrarsi nelle
relazioni più intime, costringendoci a scegliere tra fiducia e fuga.
Avevi in mente un lettore specifico mentre lo scrivevi? Una persona tipo?
In realtà no, non avevo un lettore specifico in mente. Ho scritto soprattutto per me stesso, per raccontare una storia che sentivo importante e che volevo condividere.
Detto questo, spero che chiunque legga possa ritrovarsi in qualche modo nei personaggi o nelle emozioni descritte, perché alla fine si tratta di temi universali: le relazioni, la fiducia, la paura di essere traditi.
Quindi, più che un tipo di lettore, mi piacerebbe che questo libro parlasse a chiunque abbia mai avuto dubbi o insicurezze dentro una relazione, o a chi semplicemente ama le storie intense e un po’ misteriose.
Preferisci lasciarti guidare dall’ispirazione o lavori seguendo una scaletta precisa?
Senza dubbio, preferisco lasciarmi guidare dall’ispirazione. Certo, può essere anche un po’ imprevedibile, ma è proprio questa libertà che rende la scrittura autentica e viva.
Non amo seguire schemi troppo rigidi, perché credo che la storia debba evolversi in modo fluido, lasciando spazio a sorprese e scoperte lungo il percorso. L’ispirazione è ciò che mi ha dato la carica e mi ha permesso di entrare davvero dentro i personaggi e le loro emozioni.
Hai dei riti, abitudini o momenti particolari in cui la scrittura fluisce meglio?
Non ho veri e propri riti, ma ho scoperto che la scrittura fluisce meglio in certi momenti di calma e tranquillità. Spesso amo scrivere di notte, quando il silenzio e la pace intorno creano l’atmosfera giusta per lasciarmi ispirare e seguire il flusso delle idee.
A volte, mi svegliavo di notte con delle idee che non potevo lasciar scivolare via, così prendevo appunti o mi mettevo subito a scrivere per non perderle. Per me, l’importante è lasciarsi andare e accogliere quel momento di ispirazione quando arriva.
Cosa ti spinge a scrivere, oltre alla voglia di raccontare una storia?
Scrivere
per me è stato molto più di raccontare una storia: è stato un vero
momento terapeutico. Mi ha permesso di mettermi in gioco, di scavare
dentro me stesso e di dare voce a pensieri ed emozioni che spesso
tengo nascosti.
Qual è il miglior consiglio che ti senti di dare a chi sogna di scrivere un libro?
Il
consiglio che mi sento di dare è: inizia.
Non aspettare il momento perfetto, l’idea definitiva o di sentirti
pronto.
Questo è il mio primo romanzo, e prima di iniziare ci ho
pensato per anni. Rimandavo, lasciavo andare, poi un giorno ho deciso
di provarci, anche solo per il bisogno di raccontare qualcosa che
avevo dentro.
Scrivere è un viaggio che si costruisce strada facendo, un passo alla volta. E quando inizi davvero, le idee cominciano ad arrivare. Ora so che non mi fermerò qui: questo libro è solo l’inizio.
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