Il Libro di oggi è: Witch Hunters - REDENZIONE Scritto da: Eireann Leah Reid
Da dove è scaturita l’idea per scrivere questo libro?
REDENZIONE è il secondo volume della mia saga contemporary fantasy/realismo magico Witch Hunters. L’idea dell’intera saga è nata undici anni fa, uno o due mesi prima di scoprire di aspettare la mia secondogenita. Volevo scrivere qualcosa che mi piacesse in primis, nel quale fondere il mio smisurato amore per l’Irlanda, la cultura celtica e le creature del panorama fantastico che amo di più. Aggiungendo messaggi profondi attraverso legami indissolubili. Una saga dove il fantasma di Sir Arthur Castleville, indiscusso protagonista, compirà il suo arco evolutivo. Perché evolvere da vivi è piuttosto facile, farlo da morti… beh, un po’ meno. In questo libro di mezzo, si troverà a fare i conti non solo con un passato che credeva ormai sepolto, con ciò che era stato prima di diventare il capostipite della casata, ma anche - e soprattutto - con il “destino” della sua ultima discendente, che si troverà a dover chiudere un cerchio da lui stesso aperto secoli prima.
C’è stato un momento particolare o un evento che ha acceso la scintilla creativa?
Sì, quando mi sono resa conto che un personaggio rimasto per troppo tempo in quello che io chiamo “calderone della Strega” - una sorta di brodo primordiale - meritava più spazio all’interno delle vicende e non poteva (e doveva) restare delegato ai margini della storia come semplice comparsa. Lui, come dico sempre, c’è sempre stato, “è fuoco e folgore in egual misura” (chi ha letto il libro sa perfettamente a chi mi riferisco e perché di questa affermazione). Ecco, questa consapevolezza ha completamente stravolto gli eventi e le sorti di Witch Hunters, calcando anche dal suo punto di vista, il messaggio forte inserito all’interno del testo.
Quanto della tua vita personale si riflette tra queste pagine?
Credo che ogni autore metta un pezzo di sé, del suo vissuto, delle sue passioni, paure, debolezze, ma anche speranze e punti di forza all’interno di ciò che scrive, seppur talvolta in maniera inconscia. E io non rappresento un’eccezione. Di sicuro della mia vita personale c’è il mio smisurato amore per l’Irlanda, da sempre la mia culla ancestrale.
Se dovessi riassumere in una frase il cuore del libro, quale sarebbe? E se dovessi fare la stessa cosa scegliendone una all’interno del libro?
“Un’anima in esilio, logorata dai propri peccati, trova nella sua ultima discendente l’unica strada per la redenzione… o per la dannazione eterna”.
Se dovessi scegliere una frase all’interno del libro, sarebbe di certo quella usata come strillo sulla quarta di copertina.
«Mi chiedo cosa succederebbe se, stanotte, Ann scoprisse la tua vera natura…»
Avevi in mente un lettore specifico mentre lo scrivevi? Una persona tipo? Quanto tempo ti ha richiesto completare la scrittura?
In realtà no, ho iniziato a scrivere per me, senza pormi il problema di un eventuale target di riferimento. Protagonista a parte, i personaggi principali sono piuttosto giovani: nel libro precedente, Witch Hunters – ESILIO, (terzo classificato al Trofeo Cittadella di quest’anno) la coprotagonista ha diciassette anni, all’inizio di REDENZIONE venti, e alla fine quasi ventidue. REDENZIONE ha avuto bisogno di più tempo rispetto al suo predecessore per completare la stesura (circa due anni e mezzo) per una serie di motivi personali che mi hanno allontanata dalla scrittura, ma anche per capire e gestire al meglio il personaggio di cui parlavo prima, che si è preso il giusto spazio e… importanza all’interno delle vicende (nonostante in questo secondo libro, sia ancora piuttosto difficile da inquadrare).
Hai menzionato un personaggio in particolare. Un breve estratto su di lui?
Con molto piacere.
“Un fitto strato di nebbia scese sul lago, celando la presenza di Bargòr in quell’unica notte in cui il velo si assottigliava e i due mondi potevano entrare in contatto tra loro.
I passi pesanti risuonarono nel silenzio dello spiazzo a ridosso dell’impervia foresta in cui nessun mortale dotato di senno si addentrava, forse per paura o semplice superstizione.
Il volto della luna si era tinto di granato, la stessa tonalità di rosso dei suoi occhi, alzati e socchiusi a fissarlo attraverso la caligine.
La folta chioma argento gli lambì le natiche mentre scuoteva la testa senza smettere di camminare, con le mani sprofondate in tasca, nel silenzio assordante dei propri pensieri”.
Preferisci lasciarti guidare dall’ispirazione o lavori seguendo una scaletta precisa?
Entrambe le cose. Tendo a lasciarmi travolgere dall’ispirazione nella fase creativa iniziale, quando la storia si delinea nella mia mente, poi cerco di mettere tutto in ordine e creo una sorta di canovaccio piuttosto generale, infine fisso la scaletta che, puntualmente, finisco per non rispettare. Il fatto è che i miei personaggi vivono di vita propria e non è sempre facile gestirli e indirizzarli nella direzione in cui voglio che vadano. Anzi, il più delle volte sono loro che mi sussurrano all’orecchio che cosa scrivere e non di rado mescolano così tanto le carte che la scaletta è del tutto inutile.
Hai dei riti, abitudini o momenti particolari in cui la scrittura fluisce meglio?
Devo avere la testa libera da qualsivoglia pensiero, questo è importante. Per questo preferisco scrivere quando sono sola in casa, prediligo il silenzio, mi aiuta a concentrarmi. Il fruscio del vento fra le fronde degli alberi, il rumore della pioggia, lo scrosciare di un fiume, il mormorio della risacca, sono la mia maggiore fonte d’ispirazione. E quando questa arriva, mi chiudo nella mia bolla e lascio tutto il mondo – con le sue distrazioni - fuori.
Qual è il miglior consiglio che ti senti di dare a chi sogna di scrivere un libro?
Oltre al sempre valido (e scontato) leggere tanto e di qualità? Di non avere fretta di pubblicare e, per quanto possibile, non scendere a compromessi. Abbiate sempre cura del vostro libro, fin dalle prime fasi. Immaginatelo come una sorta di embrione che ha bisogno di tempo per svilupparsi, crescere, trasformarsi e infine venire alla luce. Trattatelo con rispetto, non peccate di arroganza, accettate le critiche, imparate da esse. Non abbiate la presunzione di voler fare tutto da soli, affiancatevi di persone fidate, professionisti con i quali confrontarvi durante le varie fasi. Rileggete, distruggete, riscrivete fino a quando il vostro libro non sarà la versione migliore che potete offrire ai lettori. E alla fine, abbiate il coraggio di lasciarlo andare.
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