Il Libro di oggi è: SOLO PER VENDETTA – Collana di Gialli 10 KILLER IN FAMIGLIA                     Scritto da: LAURA PARISE


Da dove è scaturita l’idea per scrivere questo libro?

Quando ho scritto il mio penultimo libro “La doppia vita di Piero” sapevo già che il suo personaggio non avrebbe elettrizzato le mie lettrici, per cui avevo già in mente di scrivere un seguito cosicché il Karma facesse la sua parte. Le autrici Elena Andreotti e Tea Vergani, nel frattempo avevano ideato la collana “10 killer in famiglia” e mi hanno proposto di far parte del gruppo dei diciassette autori che scriverà un suo giallo personale, così ho colto l’occasione per incrociare la storia di Piero con quella della famiglia Del Giudice, i dieci killer, appunto. Al termine del primo volume, avendo però già immaginato dove si sarebbero svolti i fatti, ovvero su una nave da crociera, e dovendo per forza fare in modo che la famiglia Del Giudice operasse anche dalla loro cittadina, Petraura, ho fatto sì che una parte della famiglia fosse a bordo e l’altra li aiutasse da casa.


C’è stato un momento particolare o un evento che ha acceso la scintilla creativa?

Ho sempre amato scrivere e inventare storie e non saprei dirti se ci sono stati dei particolari eventi che hanno acceso questa scintilla. Direi che no, forse sono proprio nata così.


Quanto della tua vita personale si riflette tra queste pagine?

In questo particolare libro, essendo un giallo investigativo, per fortuna niente della mia vita si riflette in queste pagine, semmai posso dirti che puoi trovarci la mia voglia di intrecciare le storie e il piacere di inventare situazioni particolari per mettere i miei lettori in condizione di scoprire cosa o chi ho nascosto.


Se dovessi riassumere in una frase il cuore del libro, quale sarebbe?

Ci sono situazioni che a prima vista potrebbero sembrare di semplice soluzione, ma soltanto scavando a fondo si può trovare la verità.


Avevi in mente un lettore specifico mentre lo scrivevi? Una persona tipo?

Di sicuro un lettore dei gialli investigativi, qualcuno che ama gli intrighi e risolvere qualche enigma, però mi piacerebbe che fosse letto anche da chi non ha ancora provato ad approcciarsi a questo genere per scoprire che in fondo potrebbe piacergli.


Quanto tempo ti ha richiesto completare la scrittura?


All’incirca un mese e mezzo. Poi ovviamente ci sono state le varie riletture, correzioni editing. Nel complesso due mesi e mezzo, più o meno. So che è un tempo relativamente breve, ma io ho smesso di lavorare e quindi posso dedicare alla scrittura molto più tempo di tante altre persone.



Preferisci lasciarti guidare dall’ispirazione o lavori seguendo una scaletta precisa?


Non uso mai una scaletta precisa. Preferisco lasciare che sia l’ispirazione a prendere il sopravvento. Mi attrae quando le parole scorrono da sole sulla tastiera e gli intrighi prendono forma. Durante la scrittura mi piace rileggere quello che ho scritto perché capita sempre che nel frattempo arrivi qualche nuova idea da inserire.


Hai dei riti, abitudini o momenti particolari in cui la scrittura fluisce meglio?

Non ho particolari riti, scrivo senza problemi quando non ho nessuno intorno, e questo spesso capita di notte. In quelle ore, quando niente può distrarmi, riesco a riempire molte più pagine che in un normale pomeriggio solitario.


Cosa ti spinge a scrivere, oltre alla voglia di raccontare una storia?

Scrivere mi dà l’opportunità di portare via la mente dalla quotidianità, è la classica valvola di sfogo che ogni scrittore menziona, ma in realtà è anche un modo per mettermi alla prova e scoprire, ogni volta che un lettore o una lettrice legge un mio libro e lo commenta, quanto io sia stata in grado di coinvolgerli nella storia. In più, aggiungiamo la soddisfazione nel ricevere commenti positivi, elogi e sapere che c’è sempre qualcuno affezionato che aspetta la mia prossima uscita.


Qual è il miglior consiglio che ti senti di dare a chi sogna di scrivere un libro?

Quello di mettersi alla prova, di non lasciarsi mai convincere che non ne sarà capace. Se ci crede deve provare. Magari le prime saranno sconfitte, forse non sarà all’altezza, o forse sarà il nuovo Stephen King, non lo può sapere se non si butta. Scrivere è un piacere che sentiamo dentro e che dobbiamo in tutti i modi soddisfare, la paura non ci darà mai nessuna soddisfazione. Meglio averci provato e aver fallito che non averci provato affatto. 

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