Il Libro di oggi è: "Teofrasto di Bisanzio, un romanzo fantastorico bizantino, di Postremo Vate
Da dove è scaturita l’idea di scrivere questo libro?
Ho inventato il personaggio di Teofrasto (un monaco-guerriero bizantino) dopo aver studiato gli ordini cavallereschi medievali e dopo aver visitato la città di Ravenna, con i suoi stupendi mosaici di età bizantina, raffiguranti Giustiniano imperatore e la sua corte. La storia di Bisanzio (Costantinopoli) mi ha sempre affascinato e così ho voluto creare un eroe che fosse monaco e guerriero al tempo stesso, di fede cristiana ortodossa e lingua greca, esorcista e mistico, abile cavaliere e implacabile nemico del Maligno, degli adoratori del Diavolo e dei mostri spaventosi che stanno al servizio delle Potenze delle Tenebre.
C'è stato un momento particolare o un evento che ha acceso la scintilla creativa?
Sì, il successo dei miei primi due libri di racconti fantastorici, che piacquero molto, mi spinse a sviluppare il personaggio di Teofrasto, che avevo già creato. Scrissi prima un poemetto, poi, nel corso degli anni, diedi corpo al romanzo.
Quanto della tua vita personale si riflette tra queste pagine?
Parecchio. Il personaggio di Teofrasto mi assomiglia come indole e come modo di affrontare le difficoltà della vita. In questo romanzo si riflettono molto i miei studi classici, la mia fantasia sfrenata, il mio misticismo e la mia brama di avventure.
Gran parte dei miei studi si è trasferita in questa singolare opera narrativa, dove accanto a orchi, vampiri, streghe, licantropi, statue viventi, cosmonauti alieni, ci sono anche dinosauri, eretici e gnostici, sette sataniche, episodi e vicende storiche proprie del periodo in cui è ambientato il romanzo (l'anno 563 dopo Cristo, ovvero, dieci anni esatti dopo la fine della Guerra Greco-Gotica, che insanguinò l'Italia dal 535 al 553 dopo Cristo).
Se dovessi riassumere in una frase il cuore del libro, quale sarebbe?
“Fede e coraggio sono indispensabili per affrontare e sconfiggere i tenebrosi mostri della psiche e le orripilanti paure che assediano, ogni giorno, la nostra effimera vita terrena.
Avevi in mente un lettore specifico mentre lo scrivevi? Una persona tipo?
Certo. Avevo in mente un lettore che ama il Fantastico ma che non disdegna la Storia. Un lettore credente, che necessita di esempi eroici per affrontare, ogni santo giorno, la quotidiana battaglia contro le Potenze delle Tenebre, che ci tentano ininterrottamente. Questo è un romanzo ambientato nell'Italia bizantina del VI secolo dopo Cristo, è un romanzo fantastico ma è inserito in una ben precisa cornice storica. Dunque, il mio lettore ideale è una persona che ama le storie fantastiche ma vuole vederle ambientate nella storia antica e nella nostra amata Italia.
Quanto tempo ti ha richiesto completare la scrittura?
L'ho scritto con due stesure. La prima è durata un mese e mezzo. Poi l'ho accantonato per parecchi anni. Quando l'ho ripreso, alla seconda stesura ho lavorato per quattro lunghi mesi, portandolo all'attuale numero di trecentoottantontto pagine (note ai capitoli comprese).
Preferisci lasciarti guidare dall'ispirazione o lavori seguendo una scaletta precisa?
Io mi lascio sempre guidare dall'ispirazione e generalmente scrivo di getto. Per scrivere un romanzo, però, occorre farsi una traccia degli eventi che si succedono e dei personaggi che compaiono accanto al protagonista. È evidente che nel corso della stesura alcune cose possono cambiare, perché si possono aggiungere nuove tematiche e nuovi episodi a cui, durante l'invenzione della trama, non si aveva pensato. In ogni caso, per me, l'ispirazione è basilare, tanto in poesia quanto in prosa.
Hai dei riti, abitudini o momenti particolari in cui la scrittura fluisce meglio?
Certo. Io sono uno scrittore mattutino e pomeridiano, perciò per me il mattino, dopo la colazione, è il momento migliore per le creazioni letterarie, momento che prosegue anche nel primo pomeriggio. Tranne rare eccezioni, non scrivo mai né di sera né di notte. Amo scrivere in silenzio, senza musica, attorniato dai miei libri e in compagnia delle mie sonnacchiosa gatte, Micilda e Zapachilda.
Cosa ti spinge a scrivere, oltre alla voglia di raccontare una storia?
L'estro, la passione e la fantasia mi spingono a scrivere, in maniera davvero quotidiana. I miei pensieri e le mie emozioni si trasformano quasi sempre in scrittura, per la maggior parte in poesia. Quando la mia mente crea personaggi, questi li faccio vivere nei racconti, oppure nei romanzi o nelle opere teatrali (sono anche autore di parecchi drammi e commedie ma molti di questi testi sono inediti).
Qual è il miglior consiglio che ti senti di dare a chi sogna di scrivere un libro?
Per prima cosa leggere tantissimo, leggere tutte le opere della letteratura universale, non solo quelle della letteratura italiana ma anche quelle straniere. Poi, studiare bene i generi letterari, perché l'ispirazione deve essere incanalata nel genere letterario che le è proprio. Non c'è solo il romanzo. I generi letterari sono tantissimi e un buon scrittore li deve conoscere tutti. Infine, consiglio di fare un lungo tirocinio di pratica della scrittura, prima di pubblicare, perché scrivere e far pubblicare un libro è una cosa seria, è una sfida con sé stessi, e non si può improvvisare o affidarsi al caso. Secondo me, senza continue letture, molto studio e assidua pratica della scrittura, non si possono scrivere dei buoni libri. Inoltre, bisogna credere in ciò che si scrive (se lo si ritiene valido) e non arrendersi mai.
Disponibile a questo link: https://amzn.to/4oNhKy6

Commenti
Posta un commento