Il Libro di oggi è: "Quando mamma non ricorda più – Guida per i figli di genitori con Alzheimer”
Scritto da: Antonino Campanella
Da dove è scaturita l’idea per scrivere questo libro?
Dal bisogno urgente di dare voce a chi assiste un genitore che dimentica tutto, ma non smette mai di amare. Dopo anni trascorsi accanto a persone con Alzheimer, ho sentito che mancava una guida vera, sincera, umana. Non solo istruzioni… ma comprensione.
C’è stato un momento particolare o un evento che ha acceso la scintilla creativa?
Sì. Una sera, una signora mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “Mio figlio… com’è che si chiama?”. Non l’ho mai dimenticato. In quell’istante ho capito che non era la memoria a spegnersi… ma una parte di mondo. E io dovevo scriverlo.
Quanto della tua vita personale si riflette tra queste pagine?
Tutto. Ogni pagina contiene una carezza, un addio, un sorriso trattenuto, una notte insonne.
Ho riversato anni di esperienza nel settore, ma soprattutto ore ed ore di silenzi condivisi con chi stava perdendo il ricordo di sé. E anche di me.
Se dovessi riassumere in una frase il cuore del libro, quale sarebbe?
“Anche quando la mente dimentica, il cuore continua a riconoscere l’amore”.
Avevi in mente un lettore specifico mentre lo scrivevi? Una persona tipo?
Sì, un figlio. Uno qualunque. Una figlia. Uno di quelli che non sono eroi, ma ogni giorno diventano il mondo intero per chi non ha più mappe. Scrivevo per chi si sente solo, incompreso, stanco… ma non molla.
Quanto tempo ti ha richiesto completare la scrittura?
Una vita. Tecnicamente qualche mese, ma solo perché avevo già vissuto tutto sulla pelle, sulle mani, dentro gli occhi. Mettere ordine in quel dolore, trasformarlo in parole utili, è stato il lavoro più delicato che abbia mai fatto.
Preferisci lasciarti guidare dall’ispirazione o lavori seguendo una scaletta precisa?
Per questo libro, ho unito entrambe le strade. La scaletta serviva per non dimenticare nessun aspetto tecnico o pratico, ma l’anima… quella ha guidato ogni frase. Ogni storia è nata da dentro, non da un piano editoriale.
Hai dei riti, abitudini o momenti particolari in cui la scrittura fluisce meglio?
Scrivo di notte. Quando tutto tace. È lì che sento le voci di chi non può più parlare. Quando la memoria del mondo si spegne, è allora che la mia penna accende la luce.
Cosa ti spinge a scrivere, oltre alla voglia di raccontare una storia?
Il bisogno di lasciare un’impronta utile. Di dire a qualcuno: “Non sei solo”. Scrivo per trasformare il dolore in possibilità, per dare un senso a quello che sembra insensato. E perché, forse, salvare una sola anima vale un’intera vita.
Qual è il miglior consiglio che ti senti di dare a chi sogna di scrivere un libro?
Non scrivere per farti notare. Scrivi per far sentire meno solo qualcuno.
La tua voce può essere il rifugio di chi cerca risposte. Ma solo dentro la verità, anche quando fa tremare le mani.
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