Il Libro di oggi è: Volevo solo fare il carabiniere Scritto da: Massimiliano Rebeschini

Da dove è scaturita l’idea per scrivere questo libro?

Il libro nasce quasi per caso, in un momento particolare della mia vita. Dopo trentadue anni nei Carabinieri, mi stavano riformando per aumento di peso, ma il tutto è stato solo un pretesto. Parte del testo poi usato per il libro erano infatti delle memorie da allegare ai due ricorsi che avevo fatto.

C’è stato un momento particolare o un evento che ha acceso la scintilla creativa?

Sì, mentre scrivevo le memorie e confrontandomi anche con altri colleghi in situazioni simili alla mia, ho sentito che era necessario smettere di rimanere in silenzio e affrontare il problema: una pratica troppo diffusa negli ambienti militari e di polizia, quello di inviare il personale a sottoporsi ad accertamenti medici come metodo di punizione.

Quanto della tua vita personale si riflette tra queste pagine?

Il libro racconta tutta la mia vita, soprattutto dall’arruolamento avvenuto quando avevo diciannove anni, fino al mio allontanamento a cinquantadue anni e dopo trentadue di servizio.

Se dovessi riassumere in una frase il cuore del libro, quale sarebbe?

Credo sia quella che ho richiamato anche in quarta di copertina: “Non ho certo la presunzione di pensare che la mia vita sia stata così avventurosa ed entusiasmante da rendere necessario un libro per essere ricordata, ma è proprio la sua normalità che invece merita di essere raccontata”.

Avevi in mente un lettore specifico mentre lo scrivevi? Una persona

Senza dubbio tutti i carabinieri, poliziotti e finanzieri che potranno ben riconoscersi nelle dinamiche raccontate, ma anche tutti quelli che pensano che il lavoro del carabiniere o del poliziotto sia simile a quello raccontato in tante fiction.

Quanto tempo ti ha richiesto completare la scrittura?

Dal momento in cui ho immaginato di trasformare le mie “memorie” in un vero e proprio libro a quando ho deciso che potesse essere stampato, sono trascorsi quasi due anni.

Preferisci lasciarti guidare dall’ispirazione o lavori seguendo una scaletta precisa?

L’ispirazione è stata necessaria per trovare il linguaggio giusto, più consono ad un racconto che non fosse solo “tecnico”, la scaletta era ben chiara in mente, grazie al fatto che ho una memoria di ferro e quindi è stato facile ripercorrere tutti gli eventi raccontati.

Hai dei riti, abitudini o momenti particolari in cui la scrittura fluisce meglio?

Da sempre, anche quando lavoravo nei Carabinieri ed uscivo in pattuglia, annoto pensieri, idee, spunti in una Moleskine, ne ho davvero tante, e sono tornate utili anche per la scrittura del libro. Una volta appuntate le idee sulle pagine della Molaskine, poi tutto scorre quasi automatico sulle pagine del PC.

Cosa ti spinge a scrivere, oltre alla voglia di raccontare una storia?

Ho sempre scrivere, come dicevo prima. Nelle Molaskine ho scritto di tutto: testi per canzoni, idee in libertà, pensieri vari. Credo che scrivere, così come suonare, permetta di dare sfogo alle emozioni, anche le più dolorose. Sicuramente scrivendo il mio libro ho rimesso in ordine le mie, di emozioni.

Qual è il miglior consiglio che ti senti di dare a chi sogna di scrivere un libro?

Non sono certo la persona più idonea per dare questo consiglio, ma sono certo di non sbagliare se invito chiunque di non accantonare mai i sogni, sia quello di scrivere, di suonare o diventare astronauta. L’importante è alimentare i sogni con conoscenze, studi, aggiornamenti, per permettere che non rimangano chiusi in un cassetto.

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