Il libro di oggi è: Traduzioni Violate Scritto da: Tumia Marisa Rituccia
Da dove è scaturita l’idea per scrivere questo libro
Non mi è venuta con uno schiocco di dita, le parole mi uscivano così, grazie a questa magia. Mi uscivano perché nessuno capiva, infatti è qualcosa che non uso più. Lo facevo da bambina, quando tartagliavo: è stato il dottore a consigliarmi questo trucchetto e mio padre ha aggiunto: ”Leggere”, come altra terapia.
Erano anni che sentivo dire che la scrittura aiuta e visto i miei trascorsi ci ho creduto.
Ho cominciato con un diario, sono passata alle poesie e adesso ai romanzi.
Scrivere è la medicina da prendere tutti i giorni, da piccole o grandi dosi; dipende i periodi, è l’unica medicina che non ha effetti collaterali.
C’è un episodio specifico che ha ispirato la trama o un personaggio?
Redimere il ruolo che hanno incollato alla suocera non è facile, ci sono detti e proverbi che la classificano come ”maligna e guastafeste” e Papa Francesco l’ha suggerito: ”Non pensate alla suocera come una vipera”. Io ho preso spunto dal Papa e ho messo insieme il meglio di due vipere, sembrano fatte con lo stampo. Le ho fatte così bene che avrei trasformato ben volentieri questo romanzo in giallo o, meglio ancora, in horror.
Aggiungo un pizzico di estratto del capitolo: “SUL FUTURO NON SI DISCUTE”.
Avevamo deciso di aspettare minimo due anni senza avere figli, Pietro ne aveva fatto una questione di stato, visto che si diceva che eravamo fuggiti perché ero rimasta incinta.
Quella questione era il passato, il futuro era dentro di me. Annunciai la lieta novella a mia suocera e mi propose: «Abortisci, vero?».
Per Luigia non ho avuto remore, sono io Luigia - per lo meno come mi vedo io e francamente, guardando il mio riflesso, mi verrebbe l’infarto.
C’è stato un momento particolare o un evento che ha acceso la scintilla creativa?
Ho capito che le ingiustizie mi restano in gola e non scendono, e per stare bene ho bisogno di togliermi qualche rospo.
Quanto della tua vita personale si riflette tra queste pagine?
C’è tanto di me senza peli e veli, ci sono soltanto con i miei contro; mi sono confessata, non ho un buon carattere, essere timida non mi fa sentire una persona giusta al posto giusto, per niente. Passo per maleducata, il saluto rimane un optional (solo se si incrociano gli occhi all’unisono scappa quel saluto e con una voce da sotto il forno, lo sento solo io).
Pregi: sincera e onesta. Poi, con il tempo, ho iniziato ad essere quiete ma sono tempesta.
La fuitina l’ho fatta per davvero, una scelta per cui non mi sono ancora pentita, ogni tanto un “vaffa” scappa ma è il bello dell’amore.
La violenza l’ho vissuta sulla mia pelle, siamo nel bene e nel male ”Uno, Nessuno e Centomila”.
Se dovessi riassumere in una frase il cuore del libro, quale sarebbe?
Prendo spunto dalla prefazione di Paolo Maragoni: «Gli obblighi che una femmina è tenuta ad adempiere sono far figli, minimo due, servire il marito, stare in silenzio ed essere ligia ai doveri verso la famiglia guidata dal patriarca».
Avevi in mente un lettore specifico mentre lo scrivevi? Una persona tipo?
Accanto a me c’era mamma, anche se è il mio angelo custode. La sua presenza la sento, era lei che mi spronava, è il compito che fanno i genitori ma, con il mio carattere, mi sarei arresa subito. Oltre a mamma, chiunque pensa che abbiamo una giustizia falsa, che premia i malviventi, stupratori, i colpevoli in generale, chi è stufo di sentenze che ribaltano il ruolo delle vittime, donne che restano impunite perché sanno dell’alibi perfetto (incinta = intoccabile) e chiudiamo il cerchio, altrimenti diventerebbe interminabile.
Qual è il messaggio principale che vorresti trasmettere al lettore?
Non sono in grado di trasmettere messaggi come fa George Orwell in ”1984”, camuffare non è il mio forte. Mi sono resa conto che le denunce non sono mai abbastanza, con l’emancipazione la donna ha ottenuto un contentino, tanto per farci chiudere la bocca ma valiamo quanto il due di picche e considerate oche senza cervello. Ci fidiamo troppo e la troppa fiducia toglie l’orgoglio e la sicurezza di essere una persona che ha valore, basta amare e la dignità viene calpestata, per fortuna non è la regola. La giustizia non aiuta, quei poveri santi li aiutiamo noi, sfilandoci i jeans e con “Erano così stretti che l’ha aiutato” o “Il fatto non sussiste” per avere le prove dovremo filmare che anche qui ”Ti è piaciuto così tanto che hai voluto un ricordo”.
Non c’è bisogno di avere un filmino per ricordare, basta chiudere gli occhi e si rivive; fotogramma per fotogramma, resterà come un tatuaggio sotto la pelle. E i santi? Resteranno senza penare, spesso neanche un giorno e con la fedina pulita, mentre le vittime sono additate a vita. Troppi femminicidi a causa della fiducia che diamo a occhi chiusi e per il prossimo romanzo, troppi innocenti che diventano angioletti e il cuore di donna e mamma piange.
Denunciare l’ho presa come una missione, il cambiamento deve arrivare partendo dall’articolo… avere lo stesso termine che al maschile rimane innocente e al femminile diventa indecente, ci si accorge delle differenze. Stessa cosa per il mestiere, pronunciarlo al maschile non dà più importanza.
Quanto tempo hai impiegato per scrivere il libro?
Non so di preciso quanto tempo c’è voluto per finirlo, sono allergica alla matematica, le tabelline le so a memoria e non è una dote che appartiene a tutti. Se mi si chiede l’età, dico l’anno di nascita o domando a mio marito quanti anni ha e ne tolgo due, forse perché non voglio pensare agli anni che avanzano ma non è per questo che non lo so precisamente. “Traduzioni Violate” erano anni che lo avevo in mente, ho scritto qualche capitolo e l’ho lasciato in stand by, dopodiché ci ho lavorato da aprile a ottobre.
Preferisci lasciarti guidare dall’ispirazione o lavori seguendo una scaletta precisa?
Vado a ispirazione, ciò che mi detta il cuore, più spesso l’anima. Ho già la gastrite e non è il caso di peggiorarla, dopo questo romanzo ne sto revisionando un altro (non dico il titolo perché ho capito che alcuni lettori e Amazon non sono pronti per una storia cruda, penso che la censura nell’arte non dovrebbe esserci, tranne per la banana di Cattelan) e poi “Un amore che diventa vento”, anche se non so usare la scaletta. Mi piace pianificare i miei futuri “fumi in testa", lo ribadisce sempre mio marito: «Prima o poi ti uscirà fumo dalla testa!».
Sono anni che non scrivo più qualche capitolo per poi lasciarlo e passare ad altro e mi sa che è venuta l’ora di ricominciare, perché c’è tanto da denunciare.
Hai dei riti, abitudini o momenti particolari in cui la scrittura fluisce meglio?
La notte - non tutte le notti -, penso a quella scena e la mattina seguente, dopo aver preso il caffè, scrivo per qualche ora: la mattina i pensieri fluiscono meglio.
Con carta e penna riesco a sviscerare a meraviglia quello che ho dentro, scelgo fogli già usati. Dopo aver trascritto al computer, strappo, non sono come Corona che manda la sua calligrafia alla Mondadori. Giorni dopo mi dico: ”Ma cosa… ho scritto!”, anche mio marito mi ha dato i fogli. È solito dire che prenderà libri e librerie e farà un bel falò. Racimolando fogli mi sembra di risparmiare qualche euro ma non essere autonoma porta ad adattarsi a tanto. Certo, non mi mancherebbero i soldi per comprare un quaderno ma ho tanti fogli che nessuno usa, per me è uno spreco.
Ho i miei portafortuna, la conchiglia che mi regalò mamma e i regali dei miei figli, di quando andavano alle gite e di quando tornano da Londra e dalla Germania dove lavorano e mio figlio che vive a Geraci… anche lui mi vizia, li ho sopra la scrivania, mi piace sentirli vicini.
Cosa ti spinge a scrivere, oltre alla voglia di raccontare una storia?
Si dice che”Tanto non cambierà niente” e che ”La penna è più tagliente di una spada”: io ci credo, siamo in tanti a denunciare, dovremmo essere di più e non soltanto chi fa lo scrittore. Mi tiro indietro, non merito ancora questo appellativo, almeno fino a quando il lettore non proverà emozioni. Ridere e piangere sarebbe il massimo, come è successo a me con ”Miglio Verde” di King e ”La carta più alta” di Marco Malvaldi.
Qual è il miglior consiglio che ti senti di dare a chi sogna di scrivere un libro?
Il miglior consiglio? Bella domanda, vorrei saperlo anche io. Di certo non arrendersi al primo "no" e se qualcuno ti reputa ”brava” vai avanti a studiare e a leggere. Seguire youtuber che parlano di scrittura e iscriversi a dei gruppi di scrittura, dove ci si può esercitare: questi sono consigli che ho adottato io, e poi scrivere, riscrivere e stare attenti per primi agli errori. Ci sono pseudo professionisti che sarebbe meglio revisionare da sè.
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