Il Libro di oggi è: Leggende di Roma. 30 Storie illustrate per curiosi di tutte le età        

Scritto da: Eva Santini

Da dove è scaturita l’idea per scrivere questo libro?

L'idea per 'Leggende di Roma' è scaturita da un'osservazione molto semplice, mentre stavo sorseggiando un caffè, chiedendomi: “Ma la storia, perché dev'essere così... seria?”

Ho notato che i ragazzi di oggi sono super connessi, rapidi, abituati a un linguaggio visivo e a contenuti che li coinvolgano subito. E le leggende di Roma, con tutta la loro follia, i loro colpi di scena e i loro personaggi fuori di testa, sono perfette per questo! Solo che spesso vengono raccontate in un modo un po' troppo “accademico” per un pubblico giovane.

Quindi, ho pensato: perché non prendere queste storie pazzesche – che sono le radici della nostra cultura – e ”tradurle” nel loro linguaggio? Volevo offrire uno stile fresco, super coinvolgente, con battute che strizzassero l'occhio al loro mondo attuale, magari con un riferimento a TikTok, a un gioco o a una serie TV. L'obiettivo era proprio questo: avvicinare i giovani lettori alla lettura e alla storia, dimostrando che non è una materia da “vecchi libri impolverati”, ma un'avventura dinamica e divertente, piena di “Ma davvero?!” e “Non ci credo!”. Insomma, farli divertire mentre imparano, quasi senza accorgersene!".


C’è stato un momento particolare o un evento che ha acceso la scintilla creativa?

Certo, c'è stato un momento preciso che ha acceso quella che io chiamo la “scintilla editoriale” (e non la semplice scintilla creativa, che è sempre accesa per fortuna!).

Avevo appena finito di scrivere “Giubileo 2025: Pellegrini di Speranza”. Una guida completa, sì, ma non solo per l'evento del Giubileo in sé! L'ho pensata come una vera e propria guida per ogni momento, ideale per chiunque voglia visitare Roma e scoprirne l'anima profonda, al di là delle date del Giubileo. Al suo interno ci sono storie, eventi, itinerari non convenzionali e quelle leggende meno conosciute che rendono Roma così... magica, anche quando non si è pellegrini.

Mentre raccoglievo tutto quel materiale, mi sono resa conto di quanto fossero affascinanti queste “storie segrete” della città, e di come, spesso, i giovani non ne fossero a conoscenza o le percepissero come qualcosa di lontano e noioso. Ho pensato: se sono riuscita a rendere il Giubileo intrigante con un mix di storia, arte e leggende, perché non fare lo stesso con le leggende di Roma in generale, ma questa volta proprio per i ragazzi?

Mi sono detta: “Perché no?” Se riusciamo a far innamorare i pellegrini e i curiosi della Roma più sacra e nascosta, possiamo fare lo stesso con le nuove generazioni, mostrando loro che le origini della nostra cultura sono un'avventura pazzesca e divertente. Quindi, sì, è stato proprio quel processo di ricerca e scrittura per il Giubileo a farmi accendere la lampadina: dovevo creare un libro di leggende romano a misura di giovane lettore!

Quanto della tua vita personale si riflette tra queste pagine?

Quanto della mia vita personale si riflette tra queste pagine? Beh, direi... tantissimo! In pratica, ho travasato il mio DNA letterario direttamente nell'inchiostro!

Sono una persona profondamente solare e piuttosto spiritosa. Mi piace condividere, raccontare, e soprattutto stupire le persone con aneddoti e curiosità. Ho la fortuna (o la sfortuna, a seconda di chi mi ascolta!) di trovare il lato divertente e inaspettato in quasi tutto, e la storia di Roma è un campo minato di situazioni esilaranti e personaggi “fuori di testa”. Volevo che questo libro fosse una chiacchierata vivace, come quelle che farei con un amico davanti a un buon caffè, non una lezione accademica.

Inoltre, ho una “battaglia” personale: la ferma credenza che i libri siano ancora incredibilmente sottovalutati, specialmente dai ragazzi. Spesso li vedono come un'imposizione, qualcosa di troppo serioso o distante dalla loro realtà. Ma i libri sono portali, macchine del tempo, biglietti per l'avventura! Ho riversato in “Leggende di Roma” tutta la mia energia e la mia passione per dimostrare che, con lo stile giusto – un po' irriverente, molto coinvolgente e con tante battute che strizzano l'occhio al loro mondo – leggere può essere un'esperienza spassosa, ben più intrigante di qualsiasi videogioco o scroll infinito su TikTok! È il mio piccolo, grande contributo per “convertire” anche il lettore più scettico!

Se dovessi riassumere in una frase il cuore del libro, quale sarebbe?

Il cuore di “Leggende di Roma”? È semplice: trasformare la storia da un'antica lezione a un'avventura pazzesca che ti farà ridere e imparare, quasi senza accorgertene!

Avevi in mente un lettore specifico mentre lo scrivevi? Una persona tipo?

Diciamo che avevo in mente un “tipo” di lettore, ma non una “persona” specifica.

Principalmente, sì, ho pensato ai ragazzi, diciamo dagli 8-9 anni in su, quelli che magari stanno iniziando a scoprire la storia a scuola, o che sono semplicemente curiosi di storie avventurose e un po' assurde.

Ma, ed è qui il bello, non mi sono limitata a loro! Ho pensato anche ai “più grandicelli”, e con questo intendo tutti: gli adolescenti, i genitori che leggono ai figli, i nonni che vogliono condividere qualcosa di nuovo e magari anche fare qualche risata. E persino gli adulti che, come me, sono convinti che la storia sia troppo divertente per essere presa solo sul serio!

E poi, un pubblico per me fondamentale sono le maestre e i professori. Ho curato molto il lessico, la struttura e il tono proprio perché speravo che il libro potesse diventare uno strumento prezioso in classe. Non solo per laboratori di storia “classici”, ma anche per attività di scrittura creativa, per stimolare il linguaggio e la fantasia dei ragazzi, partendo dalle suggestioni delle leggende. Sognavo un libro che accendesse scintille, che fosse un pretesto per esplorare la storia, sì, ma anche per immaginare, creare e “giocare” con le parole.

Quindi, non direi di aver pensato a una persona tipo, ma a un lettore “atipo”, senza età definita, che è curioso, che ama le storie, che non ha paura di ridere mentre impara, e che magari ha già visto tutti i video su TikTok ma non ha ancora scoperto che le leggende di Roma sono ancora più virali! In pratica, chiunque sia pronto per un'avventura pazzesca tra le pieghe del tempo.

Quanto tempo ti ha richiesto completare la scrittura?

Bella domanda! Se parliamo della scrittura pura e semplice, quella delle prime stesure, beh, sono stata rapidissima: un mese. Ho adottato un ritmo di “una leggenda al giorno”, anche grazie all'uso di programmi di dettatura che per me sono diventati quasi un superpotere (e mi permettono di non dovermi ricordare la punteggiatura, dettaglio non da poco!).

Il vero “collo di bottiglia” è arrivato dopo, con il lavoro di portare il testo a una forma ottimale. Lì ho impiegato molto più tempo. Sono una persona estremamente esigente, e non ero mai contenta al 100%! Mi dicevo sempre: “Eva, puoi fare di meglio, c'è ancora una battuta da inserire, un collegamento da perfezionare, un modo per rendere la storia ancora più POP per i ragazzi!”. È stato un processo di rifinitura quasi maniacale, un vero e proprio “laboratorio” costante.

E qui arriva il “dettaglio non trascurabile”: siccome i servizi editoriali tradizionali, con la loro professionalità, costano un occhio della testa, ho preferito assumermi il rischio da sola. Ho messo in campo tutte le mie competenze, e alla fine, sarà il pubblico a giudicare il mio operato. È stata una scommessa, ma ci credevo e ci credo tutt'ora!

Quindi, per darti un'idea del tempo complessivo, da quando ho pubblicato il mio precedente libro, “Giubileo 2025: Pellegrini di Speranza” (che è uscito a gennaio), fino a maggio, quando ho finalmente pubblicato “Leggende di Roma”, sono stati circa quattro mesi intensi e pieni di passione e revisioni continue. Ma ne è valsa la pena, visto l'entusiasmo che sta suscitando!

Preferisci lasciarti guidare dall’ispirazione o lavori seguendo una scaletta precisa?

Direi che il mio processo creativo è un po' come una gita a Roma: c'è una mappa, sì, ma poi ti lasci incantare dai vicoli inaspettati!

La mia “mappa” iniziale consiste nel raccogliere tutte le informazioni “ufficiali” e storicamente accurate su ogni leggenda. Faccio le mie ricerche, scavo negli archivi, per assicurarmi di avere una base solida. Diciamo che è la parte “seria” del lavoro, quella in cui mi vesto da detective della storia.

Dopodiché, però, è qui che arriva il bello: preferisco dare freno libero alla fantasia! Una volta che ho in testa lo “scheletro” della leggenda, mi chiedo: “Come la racconterebbe un ragazzino di oggi? Quale battuta lo farebbe ridere? Quale collegamento con il suo mondo lo farebbe esclamare 'Ah, capisco!'?”. È in questo momento che la mia personalità più spiritosa e giocosa prende il sopravvento, e cerco di infondere vita e umorismo in ogni frase.

Quindi, potremmo dire che parto con una “scaletta di dati” molto precisa, ma poi mi lascio guidare dall'ispirazione per renderla una vera e propria avventura, piena di sorprese e colpi di scena, proprio come le leggende stesse!

Hai dei riti, abitudini o momenti particolari in cui la scrittura fluisce meglio?

Oh, certo che sì! E qui... preparati a ridere, perché le mie idee migliori mi vengono di notte!

Non so voi, ma quando un progetto mi prende davvero, mi entra nella mente, mi capita che ci “lavoro” anche nel sonno. Non è raro che mi svegli nel cuore della notte con qualche stramba intuizione, una battuta geniale per una leggenda o un collegamento inaspettato tra un imperatore e.… beh, diciamo una celebrità moderna! È come se il mio cervello facesse gli straordinari anche mentre riposo.

Ovviamente, non sono così “distratta” da dimenticarmele: ho sempre il mio fidato taccuino accanto sul comodino, pronto a immortalare queste “rivelazioni notturne” prima che l'alba le porti via. E il giorno dopo, la magia si compie: quelle idee un po' folli e “sognanti” vengono messe nero su bianco, trasformandosi nelle pagine che trovate in “Leggende di Roma”. Diciamo che la mia Musa ispiratrice preferisce il turno di notte!

Cosa ti spinge a scrivere, oltre alla voglia di raccontare una storia?

Penso che la scrittura non è una scelta, ma una vocazione. È stato il mio sogno da sempre! Fin da piccola, ero quella che si divertiva a scrivere poesie e racconti per i giornalini scolastici.

Ma andando oltre questa passione innata, quello che mi spinge davvero è portare qualcosa di diverso. È una sorta di desiderio di controbattere l'ignoranza, o meglio, l'indifferenza. Vedere la storia, la cultura, il patrimonio di leggende di cui siamo intrisi, essere percepiti come qualcosa di vecchio, noioso o irrilevante, mi si accende una lampadina (e un po' anche la “modalità guerriera”!).

Qual è il miglior consiglio che ti senti di dare a chi sogna di scrivere un libro?

Allora, qui mi sento di essere molto diretta, ma con affetto, perché è un tema che mi sta molto a cuore.

In primis, e questo è un must assoluto: devi avere una cultura, e non una cultura superficiale. Devi aver letto tanto, ma tanto davvero! E non mi riferisco solo alle ultime “storie di can-can” o ai trend del momento, ma ai libri veri, i classici al primo posto. Sono la palestra del pensiero, ti insegnano la struttura, il linguaggio, le infinite sfumature della narrazione. Sono il tuo punto di partenza per capire come si costruiscono le storie che resistono al tempo.

Al secondo posto, e questo è non meno importante, direi la conoscenza della lingua, delle sue regole. Non parlo solo della grammatica di base, ma della capacità di padroneggiare il lessico, la sintassi, di scegliere la parola giusta al momento giusto per evocare un'emozione o un'immagine precisa. La lingua è lo strumento dello scrittore, e va affinata come un diamante.

E poi, certo, tanta fantasia, tanta originalità, per portare novità, per distinguerti, per creare qualcosa di tuo.

Purtroppo, la verità è che non tutti nasciamo con il “dono” innato di scrivere a livello professionale. Ma attenzione: questo non significa che non si possa coltivare! La scrittura è un'arte e un mestiere che si impara con studio, dedizione, letture infinite e pratica costante. Dipende dalla voglia e dall'impegno che ognuno è disposto a metterci. È un percorso, non una scorciatoia.

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