Il Libro di oggi è: LIBERO FERRETTI: LA STORIA DI UN UOMO  Scritto da: BRUNO FADDA

Come è nata l’idea di questo libro?

L’idea è nata da un'urgenza interiore, da quel bisogno profondo di dare voce a chi ogni giorno lotta in silenzio, a chi resiste senza clamore, a chi ancora crede nella forza della dignità. Volevo raccontare non un eroe, ma un uomo normale che, a un certo punto, decide di non abbassare più la testa. In un mondo che sembra premiare il cinismo e la rassegnazione, sentivo che c’era bisogno di una storia diversa, autentica, capace di restituire valore al coraggio quotidiano.

C'è un episodio specifico che ha ispirato la trama o un personaggio?

Sì, ci sono diversi episodi reali che mi hanno ispirato, anche se poi sono stati rielaborati nella finzione narrativa. Uno su tutti riguarda una vicenda legata alla richiesta, da parte di un'azienda, di certificazioni sanitarie in violazione della normativa sulla privacy e sulla sicurezza sul lavoro. La reazione di Libero Ferretti nasce proprio da un episodio simile che mi ha coinvolto direttamente. In quel momento ho capito quanto sia facile per il potere calpestare i diritti, se dall’altra parte c’è ignoranza o paura. Libero è nato lì: nella scelta di non girarsi dall’altra parte.

Quanto c’è di autobiografico in questa storia?

Molto più di quanto sembri. Libero Ferretti non sono io, ma è parte di me. È l'uomo che a volte sono stato, che avrei voluto essere in altri momenti o che spero ancora di diventare. Ogni sua scelta, ogni suo dubbio, ogni sua rabbia e ogni sua speranza sono nati dentro di me. Ho riversato nel romanzo anni di esperienze nel mondo del lavoro, nella rappresentanza sindacale, ma anche emozioni private: le paure, le delusioni, l’amore per la famiglia e la sete inestinguibile di giustizia.

Qual è il messaggio principale che vorresti trasmettere al lettore?

Che il cambiamento parte da noi, che non dobbiamo aspettare salvatori o miracoli. Ogni piccolo gesto di consapevolezza, ogni scelta di non voltarsi dall’altra parte, ogni parola detta a testa alta... può cambiare qualcosa. E anche se il mondo sembra troppo grande e troppo marcio per essere aggiustato, la dignità di provarci non ce la può togliere nessuno. Non serve essere eroi: basta essere persone che credono ancora nella forza delle idee e nella possibilità di partecipare.

Hai avuto un lettore “ideale” in mente mentre scrivevi?

Sì. Ho sempre pensato a chi, negli ultimi anni, si è sentito solo, tradito dalla politica, disilluso, ma non rassegnato. A chi magari non legge grandi trattati, ma ha ancora il cuore acceso e la testa lucida. Volevo parlare a chi lavora, a chi lotta, a chi ha paura di sognare di nuovo... ma sotto sotto non ha mai smesso di farlo. Il mio lettore ideale è quello che si riconosce in un gesto, in una parola, in un frammento di verità.

Quanto tempo hai impiegato per scrivere il libro?

Lavorandoci nei ritagli di tempo, il romanzo ha preso forma nell’arco di circa un anno. Ma, a dirla tutta, l’ho “portato dentro” molto più a lungo. Quando finalmente mi sono seduto a scrivere, la storia era già tutta lì, pronta. Ho solo dovuto aprire la diga. Il lavoro più lungo è stato limare, riprendere, sistemare ogni dettaglio per renderlo coerente e credibile.

Scrivi di getto o pianifichi tutto nei minimi dettagli?

Un po' e un po'. Quando inizio, ho un’idea chiara della direzione generale, dei valori che voglio trasmettere, dei nodi fondamentali. Ma lascio sempre spazio al percorso, agli imprevisti. Non mi piace ingabbiare la scrittura: alcuni dei momenti migliori sono nati proprio dove non li avevo pianificati. È come camminare in montagna: sai dove vuoi arrivare, ma il sentiero può sorprenderti.

Quali sono i tuoi rituali creativi, se ne hai?

Non ho dei rituali, più dei momenti. Cerco di avere con me sempre un quadernino e una penna, magari penso ad un progetto e per non perdere i pezzi tengo degli appunti.

Che ruolo ha l’ispirazione nel tuo processo creativo?

L'ispirazione è fondamentale per accendere la miccia. Ma senza disciplina, resta solo una fiammata breve. Credo che il vero lavoro dello scrittore sia essere pronto quando l'ispirazione arriva, ma anche sapere come andare avanti quando sembra svanita. È un equilibrio continuo tra emozione e determinazione, tra cuore e testa.

Che consiglio daresti a chi vuole iniziare a scrivere?

Di non aspettare il momento perfetto. Di non inseguire la pagina bianca ideale. Scrivere è un atto di coraggio prima ancora che di talento. È mettersi a nudo, accettare i propri limiti e le proprie imperfezioni, e avere la voglia di dire comunque quello che si sente. E poi leggere tanto, ascoltare tanto, vivere tanto. Perché un buon libro nasce sempre da una vita piena di domande, non di risposte.

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