Il libro di oggi è: IL CASO DEL MONASTERO Scritto da: Caterina Marchesini.
Come è nata l’idea di questo libro?
Sono appassionata, sin da piccola, di libri gialli e luoghi dal sapore antico; così, dopo aver ambientato il mio primo giallo in un castello, ho voluto che lo scenario del secondo fosse un monastero.
C’è un episodio specifico che ha ispirato la trama o un personaggio?
Mi ha affascinato l’idea di una pergamena ritrovata nei sotterranei, seguita dalla scomparsa dello storico chiamato ad esaminarla: è stato da qui che ho articolato la trama.
Quanto c’è di autobiografico in questa storia? Non è un romanzo autobiografico. Se proprio vogliamo parlare di un riferimento a me, allora posso dire che mi piace indagare e così ho messo il mio fiuto investigativo “a disposizione” dell’ispettore che svolge le indagini sul caso.
Qual è il messaggio principale che vorresti trasmettere al lettore?
Trattandosi di un giallo, vorrei che il lettore fosse un appassionato di mistero che si facesse coinvolgere dalla storia, cercando di districare la matassa degli eventi che si succedono pagina dopo pagina.
Hai avuto un lettore “ideale” in mente mentre scrivevi?
Il lettore di cui sopra, intrigato da delitti ed enigmi da risolvere…
Quanto tempo hai impiegato per scrivere il libro?
Qualche anno, scrivendo a periodi in base all’ispirazione.
Scrivi di getto o pianifichi tutto nei dettagli?
Solitamente di getto; come dicevo prima, dipende molto dall’ispirazione: ci sono periodi in cui è maggiore rispetto ad altri meno ispirati.
Quali sono i tuoi rituali creativi, se ne hai?
A pensarci bene, non ne ho. Invece leggo di scrittori che ne hanno parecchi. Forse posso dire di prediligere generalmente il silenzio, il troppo chiasso disturba il mio scrivere.
Che ruolo ha l’ispirazione nel tuo processo creativo?
Fondamentale, come già spiegato. Se non c’è, non riesco a creare…
Che consiglio daresti a chi vuole iniziare a scrivere?
Ritengo che la passione per la scrittura sia come una dote innata: se ce l’hai, prima o poi viene fuori e bisogna quindi coltivarla e farla crescere, credendo in quello che si fa pur con tutte le difficoltà che possano incontrarsi nel percorso. Se invece una persona non si sente portata per essa, forse non è la sua strada perché mi risulta difficile pensare che si possa farlo “a comando”, come in tutte le cose, tra l’altro: ci deve essere una predisposizione di fondo che funga da input, qualcosa di naturale.
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